Blogging Di Denuncia, Blogger Per La Libertà

Nell’ultimo numero di Wired di Aprile, la copertina è dedicata a Yoani Sánchez. Se non sai chi sia, non preoccuparti; fino a qualche giorno fa, non lo sapevo neanche io. Yoani è una giovane blogger cubana, che attraverso i nuovi mezzi, messi a disposizione dal progeresso tecnologico, è impegnata a “controllare” il sistema, con l’unica vera arma pacifista: la trasparenza, la conoscenza, la diffusione delle informazioni.
Con il suo blog Generazione Y, pubblica notizie, e informazioni, aggirando le limitazioni di espressione, che ancora oggi, esistono a Cuba. Due anni fa (2008), questo stesso blog ha vinto il Premio Ortega y Gasset per il giornalismo digitale proposto ogni anno al quotidiano di Madrid El Pais. Oggi, il suo libro “Cuba Libre”, con il sottotitolo “Vivere e scrivere all’Avana“, è disponibile anche in italiano, dalle edizioni Rizzoli.
Per farti capire l’impegno che Yoani dedica tutti i giorni al blogging, considerando anche la gratuità del tutto, riporto uno stralcio dell’articolo, scritto da Alessandro Scotti:
Tutti i servizi di accesso al web sono erogati dallo Stato. Non esiste però nessun ufficio a cui fare domanda per una linea. Vengono concesse ai grandi alberghi, alle ambasciate, agli stranieri regolarmente residenti nell’isola e a un manipolo di fedelissimi: gli “allineati”, come li chiama Yoani. Anche per questi, però, non sono necessariamente tutte rose e fiori: mentre di là dallo stretto della Florida, e da noi in Europa, si discute se è meglio sostenere i costi della fibra ottica o è sufficiente una adsl, qui la connessione è insindacabilmente a 56k. E i costi sono proibitivi: «Con un salario ufficiale medio di 17 Pesos Convertibili al mese, l’accesso a Internet qui all’Avana vale 6 Pesos l’ora: con tre ore di navigazione hai fatto fuori lo stipendio di un mese. E a queste velocità di connessione in tre ore fai ben poco». Me ne rendo conto personalmente: per liberarmi dei miei quintali di spam utilizzo 15 dei 30 minuti di credito che ho acquistato in hotel, per leggere quattro email ho speso l’equivalente di due giorni di stipendio locale. «È per questo che lavoro», mi spiega Yoani. «Per potermi pagare i collegamenti una volta alla settimana. E come me ce ne sono tanti…».
Yoani lavora chiusa nel suo studio di due metri per tre. Oppure cerca la concentrazione seduta, in pace, sul tetto dell’edificio. Lì sopra, fra le antenne tenute in piedi col filo di ferro, Yoani lavora con il laptop sulle ginocchia. Tutto il materiale del suo blog e la corrispondenza sono prodotti e vagliati a casa, offline. Salvati in una memory card, una volta alla settimana prendono il volo per la Rete da un hotel per stranieri. È allora che Yoani inforca un paio di occhiali da sole che le coprono mezza faccia e si dirige verso il centro in cerca della connessione giusta: «Sabato scorso ci ho provato da diversi alberghi ed è stata una tragedia, non sono riuscita nemmeno a caricare una foto da 150 KB… Andiamo, su!»
Questa è l’altra faccia del blogging: non quello di un business, ma quello di un incredibile strumento di libertà, e di denuncia, in mano al popolo, ai poteri deboli. Voglio concludere questo post, lasciandoti alle parole di questa incredibile blogger, che ti aiuterà a capire lo spirito che la anima, e la mantiene attiva, dove molte persone, e probabilmente anche io, avrebbero gettato la spugna già da un bel po’ di tempo:
«Non sei stanca di tutto questo?», le chiedo una sera, dopo che abbiamo camminato per ore lungo il Malecón con il computer in spalla. «Oggi sì, sono abbastanza stanca», mi risponde con il solito sorriso. «Ma sono soprattutto una grande distruttrice di pronostici altrui, o perlomeno di quelli che mi riguardano direttamente. Da piccola mi dicevano sempre che non sarei arrivata da nessuna parte; quando ho conosciuto Reinaldo non c’era persona nella mia famiglia che desse alla nostra relazione più di sei mesi di vita, e invece stiamo insieme da 17 anni. Quando è nato Teo nessuno scommetteva che sarei riuscita a studiare, invece mi sono laureata in filologia e ho fatto la mamma. Oggi la mia battaglia è questa e, finché ci sarà qualcuno che vorrà impedirci di esprimerci, io continuerò a farlo. Costi quel che costi».
«Invece faccio la guida turistica clandestina, e mantengo la mia indipendenza … A dire il vero preferisco così: Internet deve essere accessibile a tutti, questa è la mia battaglia».
Photo Credit Andre Deak